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Corydoras habrosus

 

Corydoras habrosus
(Weitzman, 1960)

 

Corydoras habrosus - Foto di Andrea Perotti

 

E' uno dei Corydoras più piccoli e risulta pertanto adatto più di altri suoi congeneri all'allevamento in acquari di ridotte dimensioni. E' molto vivace ma va tenuto in gruppi numerosi. E' piuttosto sensibile all'eventuale presenza di elementi inquinanti (p.e. NO2, NO3, NH3) e mal tollera sbalzi di temperatura ed instabilità dei valori chimico/fisici dell'acqua ("Habrosus" è un termine greco che significa "delicato"!). Livello di difficoltà: medio, sinceramente non lo ritengo adatto a neofiti dell'acquariofilia.


 

Fotogallery Corydoras habrosus

 


Nome scientifico:

Corydoras habrosus


Nome comune:

Corydoras nano venezuelano
Venezuelan Pygmy Cory


Famiglia:

Callichthyidae


Luogo d’origine:

Sud America (rinvenibile in Venezuela, prevalentemente nei fiumi Rio Salinas e Rio Pao Viejo)


Morfologia:

corpo tozzo e compresso lateralmente all'altezza del peduncolo caudale, profilo dorsale leggermente arcuato, profilo ventrale appiattito tipico delle specie bentoniche, quasi l’intero corpo è ricoperto da placche ossee che proteggono il pesce chiudendolo in una sorta di corazza. La bocca, ampia e munita di barbigli (2 coppie dal labbro superiore), è rivolta verso il basso. La livrea corporea di fondo è molto chiara, quasi bianca, ma con una leggera e quasi impercettibilie tonalità grigio/marrone più evidente sul capo. Sui fianchi spiccano tre macchie nere quasi circolari, la prima posizionata perpendicolarmente sotto all'attacatura della pinna dorsale, la seconda leggermente più arretrata e quasi sotto la pinna adiposa e la terza, generalmente la più grande, posta in corrispondenza del peduncolo caudale. In alcuni esemplari le prime due macchie appaiono fuse tra loro dando l'impressione di formare un'unica banda orizzontale, altre volte, ma più raramente, sono addirittura tutte e tre la macchie ad essere fuse tra loro. Altre punteggiature scure molto più piccole adornano il dorso e il capo dell'animale. Le pinne sono tutte molto chiare, la dorsale e la caudale sono però adornate da serie di piccole punteggiature scure. Anche l'attaccatura della pinna adiposa ed i primi raggi di quelle pettorali denotano la presenza di pigmentazione scura.

Nota: Corydoras habrosus può essere facilmente confuso con Corydoras cochui (Myers & Weitzman, 1954). Per distinguere con certezza queste due specie occorre osservare le macchie scure presenti sui fianchi, in Corydoras cochui le macchie allineate sul fianco sono 4, sono più piccole rispetto a quelle dell'habrosus, ma dimensionalmente uguali tra di loro, in Corydoas habrosus invece le macchie sono tre, sono più marcate, e la terza (posizionata sul peduncolo caudale) è in genere più grande rispetto alle altre due. Certo il fatto che in molti esemplari queste chiazze nere si presentino fuse tra loro in un'unica banda orizzontale non aiuta, ma anche il tal caso basterà osservare il peduncolo caudale in quanto l'ultima macchia è decisamente più grande ed avvolgente in Corydoras habrosus, quindi il peduncolo caudale risulterà marcato di nero con decisione solo in Corydoras habrosus e non in Corydoras cochui.


Dimorfismo sessuale:

le femmine da adulte appaiono lievemente più grandi e tozze, caratteristica apprezzabile soprattutto osservando il pesce dall’alto. I maschi hanno inoltre la pinna dorsale leggermente più pronunciata ed appuntita. Si tratta comunque di differenze non sempre apprezzabili con facilità.


Dimensioni:

fino a 3,5 cm.


Ciclo vitale:

da 2 a 4 anni.


Dimensioni acquario:

Corydoras habrosus va tenuto in gruppi numerosi, consiglio di non scendere mai sotto le 7 unità, ma l'ideale sarebbe stare oltre le 10 unità. Tenendo quindi conto di questa loro esigenza un acquario monospecifico a loro dedicato dovrebbe contare almeno 50 litri netti. In caso di acquario comunitario il litraggio deve ovviamente salire ulteriormente. Un'ottima soluzione può essere rappresentata da una vasca di 70 / 80 litri netti in cui potrete tenerne un nutrito branco (10-15 esemplari) abbinandolo a dei piccoli e pacifici Caracidi e ad un gruppetto di Otocinclus spp..


Valori consigliati per l’acquario d'allevamento:

- PH: 6,0 / 7,5
- GH: 3 / 18 °dGH
- Temperatura: 21 / 27 °C


Allestimento acquario d'allevamento:

è preferibile inserirli in acquari ben maturi e con valori stabili, con poco movimento dell’acqua e con colonna utile non eccessiva. La presenza di una folta vegetazione acquatica non è indispensabile, ma sarà comunque molto gradita da Corydoras habrosus, soprattutto in ottica riproduttiva. Molto importante è invece la presenza di un fondo morbido e sabbioso o per lo meno composto da ghiaietto di granulometria inferiore a 3 mm e non tagliente. Trattandosi di un pesce che respira anche aria atmosferica portandosi in superficie consiglio di ospitarlo in acquari chiusi onde evitare eccessivi sbalzi termici tra acqua ed atmosfera soprastante. Questo Corydoras è molto sensibile agli sbalzi termici, ponete quindi molta attenzione durante i cambi parziali periodici e durante il trasporto negozio / casa (per il trasporto consiglio vivamente l'uso di un contenitore termico, ad esempio una semplice borsa frigo per surgelati andrà benissimo).
Corydoras habrosus è piuttosto sensibile anche alla presenza di elementi inquinanti (ad esempio NO2, NO3, NH3, ...) che in genere mal tollera e che possono risultargli fatali, l'acquario deve quindi essere condotto con criterio in modo ottimale, e dev'essere supportato da un'ottima filtrazione e da regolari cambi d'acqua parziali.

Alimentazione:

specie onnivora; in acquario i Corydoras habrosus si nutrono di qualsiasi residuo di cibo rinvenibile sul fondale. E’ preferibile alimentarli dopo lo spegnimento delle luci dell’acquario con apposite compresse a base vegetale, senza eccedere nelle somministrazioni. Richiedono comunque anche una discreta componente proteica all'interno della dieta, saltuariamente (ad esempio un paio di volte a settimana) potete quindi somministrare anche chironomus, tubifex spezzettati et simili (vivi, surgelati o liofilizzati), purchè dimensionalmente adatti alle loro bocche.

Molti acquariofili preferiscono non dare loro mangime specifico al fine di tenere attiva la loro incessante azione pulitrice del fondale. Attenzione perchè può essere pericoloso in quanto può portare a denutrizione, a meno che non si abbondi davvero con le somministrazioni di mangime; si può fare ma in tal caso si rischia di mettere a repentaglio l'equilibrio biologico dell'acquario, occorre il giusto punto di compromesso, attenzione e osservazione per capire in tempo quando si sta esagerando.

In Corydoras particolarmente affamati la ricerca del cibo diventa davvero frenetica con il risultato di provocare un rapido consumo e/o gravi lesioni ai loro preziosi barbigli. Se ne evince che per prevenire problemi all’integrità dei barbigli è meglio, come già detto, utilizzare un materiale di fondo fine (o perlomeno di granulometria non spigolosa) e dare loro un'alimentazione mirata, senza commettere l'errore di considerarli semplicemente dei "pesci pulitori".


Livello di nuoto:

centro inferiore. Il più del tempo lo passano sul fondale, frugando incessantemente dappertutto in cerca di cibo, tuttavia spesso li si vede anche nuotare nel livello centrale dell'acquario, soprattutto quando si sentono davvero tranquilli e sono tenuti in gruppi numerosi.


Comportamento:

pesce di fondo. Pacifico e socievole, per apprezzarlo appieno (sia in termini di livrea che di vivacità comportamentale) va tenuto in gruppi numerosi, di almeno 7 / 8 esemplari (meglio se maggiori), dando se possibile prevalenza numerica ai maschi (da due a tre maschi per ogni femmina è l'ideale). Passa il più del suo tempo intento a perlustrare il fondale in cerca di residui alimentari che individua prontamente grazie ai sensibilissimi barbigli. Se tenuto bene e in gruppi numerosi è molto attivo e vivace anche di giorno, ma resta pur sempre un Corydoras ed è quindi inevitabilmente più attivo durante la notte. Va quindi preferibilmente alimentato in tarda serata dopo lo spegnimento delle luci.

Spesso li si nota portarsi rapidamente in superficie e dopo un istante ridiscendere sul fondale, non spaventatevi, è un comportamento normalissimo che serve loro per incamerare ossigeno respirando direttamente al di sopra della superficie. Tale ossigeno verrà poi metabolizzato grazie ad una particolarmente efficace vascolarizzazione dell’intestino, che ne permette l’assorbimento direttamente nel sangue.


Biocenosi:

pacifico con tutte le specie, ideale per acquari di comunità. Fate però molta attenzione agli abbinamenti in quanto a causa delle sue ridottissime dimensioni può essere predato (o anche solo morsicato e quindi ferito) da specie di dimensioni maggiori, soprattutto se tendenzialmente carnivore. Segnalati vari episodi di tristi epiloghi in casi di convivenza con Pterophyllum scalare adulti e con Puntius tetrazona.


La Riproduzione


Difficoltà d'ottenimento della Riproduzione:

ottenerne deposizione e schiusa delle uova è abbastabza facile, più difficoltosa invece la gestione degli avannotti nelle prime settimana di vita e del loro successivo accrescimento.


Modalità riproduttiva:

specie ovipara.


Maturità sessuale:

non si hanno dati certi in merito.


Formazione della coppia:

in questa specie non si assiste alla formazione di vere e proprie coppie fisse, le riproduzioni avvengono quasi casualmente all'interno del branco ed in genere le uova di una singola femmina vengono fecondate da più maschi..


Alimentazione della coppia:

aumentare la somministrazione di cibo per stimolare il loro istinto riproduttivo.


Valori consigliati per l'acquario riproduttivo:

- PH: 6,0 / 6,8
- GH: 2 / 8 °dGH
- Temperatura: 21 / 27 °C
- Capacità minima acquario riproduttivo: 20/25 litri vanno più che bene

Come per tutti i Corydoras si ottengono in genere buoni risultati simulando nell'acquario riproduttivo ciò che in natura avviene durante la stagione delle piogge, quindi aumento progressivo del livello dell'acqua e della disponibilità di alimenti, ed intenerimento progressivo dell'acqua. Spesso basta infatti un piccolo cambio parziale con acqua leggermente più tenera per invogliare le femmine a produrre e deporre le proprie uova.


Allestimento acquario riproduttivo:

si consiglia di inserire una femmina e due / tre maschi in un piccolo acquario di almeno 20 litri netti, con fondo melmoso e morbido, luce debole, poco movimento dell'acqua e una buona presenza di vegetazione acquatica bassa, ad esempio muschi. Come detto pocanzi per invogliarli alla riproduzione occorre tenerli per qualche settimana con una colonna d'acqua limitata (ad esempio 15 / 18 cm), poi nel giro di un paio di giorni aumentare l'acqua dell'acquario in modo da quasi raddoppiare la colonna d'acqua, in contemporanea aumentare la somministrazione di cibo. Si simula così ciò che realmente avviene nei fiumi amazzonici all'arrivo della stagione delle piogge.
Posizionare delle protezioni a maglia fitta (ad esempio Tulle o Calza-Nylon) sulle bocchette d'aspirazione dell'eventuale filtro. Dotate la vaschetta di areatore (o di filtro ad aria) in quanto le future uova, senza una buona ossigenazione dell'acqua, tenderanno con facilità ad ammuffire.


Deposizione e fecondazione:

la femmina rilascia le uova (in tutto da 20 a quasi 100 unità) a piccoli lotti, ed ogni volta si scatena in vasca una serie di inseguimenti, con i maschi presenti che fanno a gara per chi riesce prima degli altri a raggiungere e bloccare la femmina per fecondarne le uova.
Dopo la fecondazione le uova vengono di volta in volta abbandonate dalla femmina tra la vegetazione o su pietre lisce, ove restano leggermente ancorate grazie ad una loro certa collosità, più raramente vengono attaccate ai vetri dell'acquario. Non vengono fatte altre cure parentali da parte dei genitori, i quali comunque in genere non le predano.


Schiusa e primi giorni:

il tempo necessario per la schiusa è fortemente influenzato dalla temperatura dell'acqua, in genere oscilla tra 4 e 6 gioni. Appena nati gli avannotti appaiono come larve statiche, zavorrate da ciò che resta del proprio sacco vitellino, il cui ammontare dipenderà anche dal tempo che hanno impiegato le uova per schiudersi e quindi dalla temperatura dell'acqua. Non somministrate alimenti finchè non fa la comparsa un'evidente motricità, sintomo che il sacco vitellino si è esaurito e che i piccoli hanno necessità di trovare cibo.


Gli avannotti:

se l'acquario riproduttivo è ben cogitato, con sicura e abbondante presenza di microfauna derivante dal fondale melmoso e/o dalla flora presente, una buona percentuale di avannotti riuscirà a superare la prima settimana, diversamente si avrà un tasso di mortalità molto elevato. Possiamo cercare di ovviare la situazione somministrando infusori liquidi e secco specifico per avannotti bentonici finemente polverizzato (sempre con moderazione ed evitando pericolosi accumuli sul fondo), ma la presenza di microfauna bentonica nella prima settimana resta indubbiamente l'elemento cardine per il successo nella riproduzione di questa specie. I piccoli sono molto sensibili alla presenza di elementi inquinanti, operate quindi frequenti piccoli cambi parziali ed eliminate subito con un sifone eventuali resti di cibo non consumato depositatosi sul fondale. A parte pochi casi di cannibalismo segnalati, in genere i riproduttori non predano la prole, è tuttavia meglio rimuovere i genitori dalla vasca riproduttiva dopo la schiusa in quanto la loro presenza renderebbe più difficoltoso il mantenimento di una corretta alimentazione dei piccoli (andando con loro pesantemente a concorrere) ed inoltre contribuirebbe a sporcare più rapidamente il fondo.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 09 Dicembre 2010 23:36)

 

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