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Pterophyllum scalare

 

 

Pterophyllum scalare

(Schultze, 1823)


Pterophyllum scalare - Forma selvatica - Foto by: Paplu


Ciclide sud-americano tra i più diffusi ed apprezzati in ambito acquariofilo, soprattutto nelle innumerevoli sue varianti cromatiche selezionate e proposte dagli allevatori. E' molto robusto e poco difficoltoso da allevare, ma occorrono vasche di dimensioni generose e molta attenzione nella scelta degli abbinamenti.


Fotogallery Pterophyllum scalare





Nome scientifico:

Pterophyllum scalare


Nomi comuni:

Scalare
Pesce angelo
Angelfish
Freshwater angelfish


Famiglia:

Cichlidae


Luogo d’origine:

America meridionale, Amazzonia (rinvenibile in Colombia, Brasile, Perù, Ecuador e Guyana francese).


Morfologia:

corpo di forma quasi discoidale, molto stretto se osservato frontalmente, con sporgenza a becco in corrispondenza della bocca. Pinne molto sviluppate, soprattutto l'anale e la dorsale che hanno notevole sviluppo verticale, il che conferisce al pesce un aspetto davvero regale e maestoso. Pinne ventrali lunghe e filiformi, ma quasi rigide. Pinna caudale massiccia e a forma di "D" con primo ed ultimo raggio prolungati in modo filiforme (il prolungamento in genere aumenta con l'età). Nella forma selvatica (commercialmente denominata var. "Silver") la livrea corporea di fondo è chiara, color grigio argenteo, con un leggero imbrunimento giallognolo in corrispondenza del dorso, ed è attraversata da una serie di bande verticali parallele molto scure il cui numero varia in funzione dell'età (da 6 a 7 negli esemplari più giovani, ma in età adulta ne restano ben visibili solo 3 o 4). Occhi grandi con iride rossa nella forma selvatica.
Grazie a decenni di attenta selezione da parte degli allevatori si è arrivati a standardizzare un numero notevole di varianti cromatiche (circa un centinaio), alcune molto diffuse, altre un po' meno. In base allo stesso lavoro selettivo si sono poi ottenute anche varianti standardizzate per forme delle pinne. Addentrarsi nella descrizione morfologica di tutte le varianti d'allevamento di Pterophyllum scalare è quindi impresa assai ardua, potete comunque dare un'occhiata alle varie guide di riconoscimento fotografico presenti nel web, come ad esempio questa.

 

Alcune varianti...

 

Pterophyllum scalare var. Silver - Foto by: Paplu

Pterophyllum scalare var. Altum-Perù - Foto by: Giovanni Zanon

Pterophyllum scalare var. Sunset Blushing - Foto by: Dreddone

 

 

Dimorfismo sessuale:

non visibile ad occhio nudo. Solo durante la riproduzione è possibile distinguere i sessi da attenta osservazione, difatti in questa fase è  ben visibile nelle femmine l'organo depositore, ovidotto, estroflesso per alcuni millimerti e di forma cilindrica, mentre nel maschio è visibile l'organo riproduttore, appuntito e di dimensioni nettamente inferiori rispetto all'ovidotto estroflesso della femmina (vedere foto seguenti).

 

Pterophyllum scalare - Organo riproduttivo maschile - Foto by: Mauro

Pterophyllum scalare - Ovidotto estroflesso della femmina in deposizione - Foto by: Mauro

 

Dimensioni:

lunghezza massima 15 cm., altezza massima 25 cm.



Ciclo vitale:

da 6 ad 8 anni.



Dimensioni Acquario:

consiglio almeno 100 cm di lunghezza e 40 cm di colonna d'acqua utile. Con queste premesse potrete partire con un gruppetto di 7 / 8 giovani esemplari (lunghezza massima: 5 cm), aspettare qualche mese che tra di loro si formi spontaneamente una coppia, poi tenere solo la coppia rimuovendo tutti gli altri esemplari.


Valori consigliati per l’acquario d'allevamento:

- PH: 5,8 / 7,8
- GH: 5 / 15 °dGH
- Temperatura: 23 / 29 °C



Allestimento acquario d'allevamento:

vasca ricca di vegetazione ma con la zona centro-anteriore sgombera a disposizione per il nuoto. Legni e zone d'ombra sono elementi assai graditi agli Scalari, i quali non amano la luce troppo intensa e diretta. Acqua non eccessivamente mossa, ma comunque ben filtrata e con frequenti piccoli cambi parziali (ad esempio 15% a settimana).


Alimentazione:

segue dieta onnivora, ma con forte prevalenza proteica; in natura infatti si nutre principalmente di avannotti, piccoli gasteropodi, crostacei, vermi, insetti. In acquario accetta senza problemi qualsiasi alimento per pesci ornamentali, che consuma con voracità ed ingordigia. Offrite dieta varia e completa a prevalenza proteica ma non eccedete nelle somministrazioni!


Livello di nuoto:

tutti i livelli con preferenza per quello centrale.


Comportamento:

in giovane età Pterophyllum scalare vive in piccoli gruppi, ma al raggiungimento della maturità sessuale iniziano a formarsi coppie piuttosto stabili, le quali progressivamente si staccheranno sempre più frequentemente dal branco originario. Per questo motivo in acquario una coppia tollererà ben poco la presenza di altri esemplari dimostrandosi nervosa e pericolosamente aggressiva contro qualsiasi animale venga considerato potenzialmente pericoloso per la sicurezza del proprio territorio riproduttivo.


Biocenosi:

è un pesce sostanzialmente pacifico, però occorre tenere conto che in natura si nutre principalmente di avannotti e crostacei, per tale motivo è sconsigliabile l'abbinamento con Caridine, Neocaridine e pesci di piccola taglia. Anche i gasteropodi sono da evitare in quanto saranno frequentemente oggetto di attacchi e morsicate. Pterophyllum scalare resta comunque uno dei Ciclidi più adatti all'acquario di comunità, ma quando entra in fase riproduttiva se la vasca è troppo piccola e/o spoglia son dolori per tutti gli eventuali coinquilini.

 


La Riproduzione


Difficoltà d’ottenimento della riproduzione in cattività:

media.


Modalità riproduttiva:

specie ovipara.


Maturità sessuale:

sopraggiunge a circa 7 cm di lunghezza, ovvero ad 8 / 9 mesi di vita.


Formazione della coppia:

le coppie si formano spontaneamente all’interno di piccole comunità (evitare forzature!) e sono solitamente piuttosto stabili, la monogamia è in alcuni casi una realtà, le coppie possono infatti durare a volte anche per il loro intero ciclo vitale,  ed in questi casi un esemplare rimasto poi "vedovo" difficilmente si accoppierà nuovamente.


Alimentazione della coppia:

abbondare con alimenti vivi risulta stimolarne la riproduzione.


Valori consigliati per l’acquario riproduttivo:


PH: 5,5 / 7,0

GH: < 10 °dGH

Temp.: 26 / 30 °C

Dimensione minima acquario: 60 litri


Allestimento acquario riproduttivo:

acquario molto piantumato, soprattutto con piante a foglia larga (ad esempio Echinodorus bleheri ed Echinodorus Ozelot). Luce non troppo intensa. Gradita una leggera filtrazione su torba. Assicurate un'ottima ossigenazione dell'acqua, ottenibile ad esempio mediante un areatore collegato ad una pietra porosa


Deposizione e Fecondazione:

appena scelto il punto di deposizione (in genere una foglia di medio/grandi dimensioni, più raramente una pietra liscia o, se presente, una delle pareti del filtro interno...) entrambi i riproduttori iniziano a ripulirlo e a sorvegliarlo. Terminata questa fase (che in genere può durare anche due / tre giorni) la femmina inizia a deporre le proprie uova, in più passaggi, fino ad un massimo di quasi 1000 unità. Ogni passaggio della femmina è seguito da uno del maschio che provvede così di volta in volta alla loro  fecondazione. Successivamente, in attesa della schiusa, entrambi i riproduttoti restano sempre molto vicini alle uova, ventilandole incessantemente mediante un uso frenetico delle pinne pettorali, e proteggendo la zona da eventuali intrusi.


Schiusa delle uova e primi giorni di vita degli avannotti:

la schiusa, a seconda della temperatura, avviene dopo 48 / 72 ore, periodo che i riproduttori passano interamente a sorvegliare, ventilare e "selezionare" le uova. L'opera di selezione consta nell'eliminazione delle uova non fecondate (in genere se le mangiano), le quali se non rimosse potrebbero rapidamente ammuffire pregiudicando anche molte altre uova limitrofe o addirittura l'intera covata. In questa fase conta molto l'esperienza della coppia, che se alle prime armi può innervosisrsi eccessivamente finendo a volte per andare in apprensione e quindi predare tutte le uova, fecondate o non fecondate che siano. Appena nate le larve sono "legate" ad un voluminoso sacco vitellino e restano appiccicate al luogo di deposizione fino al suo totale riassorbimento, il che in genere necessità di un'intera settimana. Terminato il riassorbimento del sacco vitellino le larve sono ormai divenute avannotti in grado di nuotare liberamente in cerca di cibo. Su di essi persiste comunque per alcuni ulteriori giorni un'azione di vigilanza da parte dei genitori, i quali si adoperano per tenere raccolti i piccoli e per proteggerli da eventuali predatori. Terminate queste ultime cure parentali è bene rimuovere i riproduttori onde evitare rischi di successive predazioni da parte degli stessi. Da parte nostra la somministrazione di alimenti deve avere inizio solo dopo il completo riassorbimento del sacco vitellino, ovvero dopo circa una settimana dalla schiusa delle uova. Per le prime 3 settimana occorre somministrare Artemia salina, frequentemente (almeno 3 volte al giorno) ma non troppo abbondamtemente. Dalla quarta settimana si può iniziare progressivamente a somministrare anche secco per avannotti finemente sbriciolato.


Ultimo aggiornamento (Giovedì 02 Settembre 2010 17:32)

 

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