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Pantodon buchholzi

 

Pantodon buchholzi

(Peters, 1876)

 

Pantodon buchholzi

 

Particolarissimo pesce africano di superficie. Ha un forte istinto predatorio ed è un abile saltatore. Necessita di acquari ben chiusi, con ridotta altezza della colonna d’acqua e superficie stagnante. Inadatto all’acquario di comunità, soprattutto se abbinato a pesci di superficie e/o di taglia troppo ridotta. Difficoltà d’allevamento: media.

 

 

Fotogallery Pantodon buchholzi

Nome scientifico:

Pantodon buchholzi


Nomi comuni:

Pesce farfalla
Pesce farfalla africano


Famiglia:

Pantodontidae


Luogo d’origine:

Africa centro occidentale (Nigeria, Cameroun, Congo).


Morfologia:

da vero pesce di superficie ha il profilo dorsale (nuca compresa) piatto e quello ventrale convesso. Le pinne pettorali sono molto sviluppate e spesso tenute distese verso i lati come delle piccole ali. Quelle ventrali sono invece molto piccole ma con vistosi prolungamenti dei relativi raggi. Pinna caudale formata da raggi ben separati tra loro, con sembianze di aculei. Bocca molto grande e rivolta verso l’alto. La livrea di fondo è marrone/verde, ricoperta da punteggiature scure.


Dimorfismo sessuale:

nei maschi la parte inferiore della pinna anale presenta una incisione, in genere ben visibile, ed i raggi centrali della medesima pinna formano una struttura tubolare assente nelle femmine.


Dimensioni:

in natura arrivano a quasi 15 cm, in acquario difficilmente superano i 12 cm.


Ciclo vitale:

non si hanno dati certi in merito.


Dimensioni Acquario d'allevamento:

è un pesce che quasi mai si stacca dalla superficie, per lui quindi non ha importanza l’altezza della vasca ma solo la superficie a sua disposizione. Anzi, è preferibile utilizzare vasche basse in quanto ciò contribuirà a dare più tranquillità a questo pesce. Per una coppia può ad esempio andare benissimo una vasca 100 x 40 x 30 (h) (misure in cm), con quindi un litraggio lordo di 120 litri, ma una 100 x 40 x 20 (h), con i suoi 80 litri lordi, risulterebbe addirittura ancora più adatta.


Valori consigliati per l’acquario d'allevamento:

- PH: 6,5 / 7,5
- GH: 3 / 15 °dGH
- Temperatura: 23 / 28 °C


Allestimento acquario d'allevamento:

vasca poco sviluppata in altezza, l’ideale è non superare i 30 cm di colonna d’acqua. Qualche pianta galleggiante sarà sicuramente gradita. L’acqua deve essere poco mossa, soprattutto in superficie. Luce moderata. Viste le sue eccezionali doti di saltatore è tassativo ospitarlo in acquari ben chiusi.


Alimentazione:

specie carnivora, in natura si nutre esclusivamente di piccoli insetti (che riesce a catturare anche grazie a poderosi balzi al di sopra dello specchio d’acqua) e delle loro uova nonché di avannotti e altri pesci di piccole dimensioni. In acquario va alimentato inizialmente solo con cibo vivo, ma con il tempo inizia in genere ad accettare anche altri alimenti più commerciali (ad esempio quelli in fiocchi), purchè siano galleggianti. Per mantenerli sani il vivo deve però sempre restare la base della loro dieta.


Livello di nuoto:

livello superiore, strettamente e costantemente a contatto con la superficie.


Comportamento:

pesce poco socievole, territoriale e dal forte istinto predatorio. In acquario è bene allevarlo in singolo esemplare o in coppia (maschio + femmina), e preferibilmente in acquario monospecifico a lui dedicato. Passa le sue giornate a contatto con la superficie, quasi con la testa fuori dall’acqua, ed è molto statico. Questo comportamento è dettato dalla sua tecnica di caccia. Non ama intrusi nel suo spazio di nuoto.


Biocenosi:

non abbinare a nessun’altra specie di superficie! Mal tollera nel suo spazio di nuoto la presenza di specie intruse. Ha un forte istinto predatorio che lo porta a mal tollerare qualunque coinquilino. L’ideale è una vasca monospecifica a lui dedicata. Al limite lo si può abbinare ad una specie prettamente bentonica (di fondo) che quindi non vada mai a contendergli lo spazio di nuoto.



La Riproduzione


Difficoltà d’ottenimento della riproduzione in cattività:

molto difficoltosa e da ricercare necessariamente in acquario dedicato monospecifico.


Modalità riproduttiva:

specie ovipara.


Maturità sessuale:

iniziano a riprodursi una volta raggiunte lunghezze prossime ai 10 cm.


Formazione della coppia:

le coppie si formano spontaneamente partendo da momenti di aggregazione del branco. Una volta formatasi, la coppia resta in genere unita solo per il tempo necessario al compimento della riproduzione, dopo di che si scioglie.
Tenendo una coppia in acquario può capitare una fase in cui uno dei due esemplari non ha voglia di dedicarsi alla riproduzione, a differenza dell’altro; questa situazione è potenzialmente molto pericolosa in quanto può accadere che i due litighino violentemente, anche fino alla morte.


Alimentazione della coppia:

somministrare solo alimenti vivi galleggianti, aumentare la frequenza delle somministrazioni e l’abbondanza delle razioni.


Valori consigliati per l’acquario riproduttivo:

- PH: 6,4 / 6,8
- GH: 3 / 10 °dGH
- Temp.: 28 / 30 °C
- Dimensioni acquario: almeno 60 x 30 (cm) di superficie; per l’altezza vedere "allestimento acquario riproduttivo".
- consigliato un leggero filtraggio su torba.


Allestimento acquario riproduttivo:

almeno il 50% della superficie deve essere coperta da piante galleggianti, l’acqua deve essere poco mossa, quasi stagnante, soprattutto la superficie. Luce moderata.
Per invogliare i due riproduttori occorre simulare il fenomeno della stagione delle piogge africane. Partite quindi con un’acqua del tutto simile a quella presente nell’acquario d’allevamento, ma con un’altezza della colonna d’acqua decisamente limitata, dieci / quindici cm sono l’ideale. Successivamente, occorre progressivamente, nell’arco di una / due settimane, aumentare il livello dell’acqua di almeno 10 cm, avendo cura di aggiungere acqua più acida e più tenera rispetto a quella di partenza, in tal modo si otterrà un progressivo intenerimento dell’acqua in vasca. In contemporanea occorrerà progressivamente aumentare la temperatura fino a 28 / 30 °C.


Deposizione e Fecondazione:

dopo uno straordinario corteggiamento fatto di inseguimenti e salti oltre il pelo dell’acqua i due riproduttori si dispongono l’uno sull’altro, con il maschio sopra, e così iniziano a nuotare lentamente in circolo. Al momento propizio il maschio si porta per pochi istanti sotto alla femmina stazionando a pancia in su, ed in quell’esatto momento i due rilasciano in contemporanea i loro gameti (uova e spermatozoi), i quali galleggiano e quindi risalgono subito in superficie. Le uova deposte sono in genere poco più di un centinaio, ma vengono deposte a piccoli gruppi di 5 / 7 unità, ciò significa che l’accoppiamento deve essere più volte ripetuto ed affinchè si possa giungere al termine della deposizione possono rendersi necessarie anche più di 24 ore di accoppiamenti ripetuti. Se l’acqua è stagnante, o poco mossa, questa tecnica garantisce in genere la fecondazione di un’alta percentuale delle uova.
L’istinto dei due riproduttori li porta in genere a deporre sotto le piante galleggianti (se presenti) in modo da garantire un minimo di riparo alle uova. Una forte presenza di questa tipologia di flora contribuirà quindi a tranquillizzare la coppia.
Terminata la deposizione i riproduttori vanno immediatamente rimossi, onde evitare che si nutrano della loro stessa prole.


Schiusa e Primi Giorni:

le uova appaiono inizialmente di colore molto chiaro, al limite della trasparenza, ma nel giro di una decina di ore virano verso un marrone decisamente scuro. Quelle che permangono di colorazione chiara anche oltre le prime 24 ore vanno rimosse, in quanto si tratta di uova non fecondate e destinate ad un rapido ammuffimento. Lasciarle a contatto di quelle fecondate potrebbe compromettere anche queste ultime.
Il tempo necessario per la schiusa è fortemente influenzato dalle caratteristiche dell’acqua, soprattutto da temperatura e concentrazione d’Ossigeno, ed in genere si ottiene tra il terzo ed il sesto giorno. I piccoli restano a ridosso della superficie e necessitano da subito di piccolissimi alimenti vivi. Nei primi giorni di vita il tasso di mortalità è purtroppo assai elevato.


Avannotti:

i piccoli restano a stretto contatto con la superficie e si nutrono solo di piccoli alimenti vivi (naupli di artemia, afidi, moscerini, uova di zanzara, …). Non sono però in questa fase degli abili cacciatori, per questo motivo nelle prime settimane le somministrazioni devono essere decisamente abbondanti, al punto quasi di far nuotare letteralmente i piccoli in mezzo al cibo, altrimenti essi moriranno rapidamente di fame.
Nelle prime settimane di vita gli avannotti sono molto delicati e particolarmente sensibili a Nitrito e Nitrato, è quindi importante effettuare frequenti sifonature (il mangime finito sul fondo non viene consumato) e quotidiani piccoli cambi d’acqua parziali (10% al dì è un’ottima soluzione).

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 10 Febbraio 2010 10:37)

 

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